25 agosto 2018

L' amante 2° parte

Avevo conosciuto Davide e nonostante convivessi già da un po’ di tempo con Michele eravamo diventati amanti, ci vedevamo regolarmente presso la sua abitazione secondaria, erano incontri furtivi, emozionanti, mi pareva di essere ritornata indietro con gli anni, poi un giorno sua moglie insospettita mi ha teso una trappola e mi ha scoperta, la situazione era veramente imbarazzante, ero legata al letto e non avevo modo di reagire e questo ha creato un’ atmosfera surreale, imprevedibile, Marisa, vedendomi in quello stato, impotente ed a sua completa disposizione invece che arrabbiarsi ed inveire contro di me si è eccitata ed ha trasformato quel momento imbarazzante in un incontro altamente erotico.
Da quell’ incontro ho lasciato Davide, adducendo di essere stata scoperta e costretta ad  interrompere immediatamente la nostra relazione, non era d’ accordo ma è stato costretto ad accettare anche perché io ero stata irremovibile, cessata la relazione mi sono messa con sua moglie.
Gli incontri con Marisa avvenivano sempre nella stessa casa e con le stesse modalità, mi facevo trovare legata al letto pronta a soddisfare tutte le sue voglie e devo dire che la situazione era molto più intrigante ed eccitane che mai.
I nostri incontri stavano andando avanti già da molto tempo ed ogni volta erano sempre più sensuali ed eccitanti, Davide mi aveva chiesto più volte riallacciare la nostra relazione, io mi ero sempre opposta perché gli incontri con sua moglie mi coinvolgevano maggiormente, poi un giorno mentre ero legata al letto e la mia amante si prodigava per darmi il massimo piacere, improvvisamente, la porta si è spalancata ed è apparso Davide, la sua presenza improvvisa ci ha colto di sorpresa entrambi, Marisa è rimasta immobile senza fiato, io non potendo ne muovermi ne parlare, per via di un ball gag nella mia bocca, sono rimasta esterrefatta, prevedendo tragiche conseguenze.
Davide ha stappato la corda della tenda poi ha costretto sua moglie a sedersi su di una sedia e l’ ha legata con la stessa corda, poi è venuto verso di me e con un sorrisetto che non auspicava nulla di buono mi ha detto: “adesso che vi colte in fragrante o accettate le mie condizioni oppure ci saranno gravi conseguenze per entrambi, voglio che continuate ad incontrarvi ma agli incontri voglio partecipare anche io e soprattutto sarò il vostro indiscusso padrone e farete tutto ciò che vi ordinerò”,  Marisa imbarazzata e tremante ha fatto un cenno di assenso, poi si è rivolto a me, io che ero nella posizione più problematica sono stata costretta, a mia volta, ad accettare.
Avuto il nostro consenso, altamente soddisfatto, si è spogliato ed è venuto subito sopra di me e mi ha scopato davanti a sua moglie ben legata alla sedia, superato il primo momento imbarazzante, sono stata felice di essere stata scoperta, ricattata, ma soprattutto coinvolta nel suo gioco, sottostare ai suoi voleri sarà senz’ altro magnifico.

Dopo avermi scopato alla grande, come ben ricordavo, ha liberato sua Marisa, l’ ha fatta distendere sopra di me e l’ ha legata al letto, bloccando i suoi polsi alle mie caviglie e viceversa, le nostre bocche toccavano i nostri sessi e senza attendere i suoi ordini ci siamo date da fare raggiungendo incredibili orgasmi, dopo essere rimasto a lungo a guardarci si è rivestito e se n’ è andato lasciandoci legate.
Non ci siamo preoccupate minimamente della sua assenza ed abbiamo continuato imperterrite le nostre piacevolissime effusioni, dopo circa un’ ora è tornato e vedendoci ancora cariche ed eccitate si è spogliato nuovamente, è salito sul letto ma questa volta ha scopato da dietro sua moglie, non ero mai stata cosi vicina ad una penetrazione, mi sono talmente eccitata che ho continuato a leccare entrambi i sessi fino al culmine del piacere in cui ho bevuto tutto con estrema ingordigia.
E’ stata un’ esperienza bellissima credo che non passerà molto tempo in cui gli chiederò nuovamente di ripeterla e sono certa che entrambi non rifiuteranno la mia richiesta……………..

21 luglio 2018

L' amante


Avevo conosciuto Davide in un locale sadomaso ed in poco tempo eravamo diventati amici, condividevamo gli stessi gusti e per questo, nonostante avessi un compagno con cui condividevo la mia vita, siamo diventati amanti, della sua vita privata non ne sapevo molto ma questo non mi importava, aveva una casa in campagna immersa nelle colline a due passi dalla città dove avvenivano i nostri incontri, era molto comoda e lontano da occhi indiscreti dove potevamo fare il mostro comodo senza che nessuno ci venisse a disturbare.
Mi mandava un messaggio per confermare il nostro incontro, io con un po’ di anticipo mi recavo alla sua casa, arrivata, chiudevo la macchina dentro a garage in modo che non potesse essere notata, poi entravo in casa e mi preparavo seguendo alla lettera tutte le sue istruzioni, nella camera da letto c’ era un bellissimo letto di ferro battuto fatto con grosse sbarre sia sulla testiera che sulla pediera, dove pendevano, già pronte all’ uso, quatto paia di manette, mi spogliavo completamente, mi adagiavo sul letto e mi ammanettavo le caviglie alla pediera poi prendevo una mascherino per dormire molto spessa e mi bendavo dopo di che mi ammanettavo i polsi alle manette situate sopra la mia testa ed attendevo eccitatissima il suo arrivo.
I nostri incontri stavano andando avanti da molto tempo, io li trovavo estremamente eccitanti, mi piaceva attenderlo ammanettata al letto ed ogni volta per me era un’ emozione sconvolgente, quell’ incontri clandestini mi eccitavano incredibilmente e non vi avrei rinunciato per nessun motivo.
Arriva un SMS: “stessa ora, stesso posto, stesso modo”, sintetico ma perfettamente chiaro, la sola lettura mi eccita, sono invasa da un’ incredibile eccitazione, all’ ora stabilita prendo la macchina e mi reco all’ appuntamento, come sempre chiudo la chiudo nel garage, poi mi guardo intorno, furtiva, per controllare che nessuno mi abbia seguito, rassicurata entro in casa e mi preparo al nostro eccitatissimo incontro, mi ammanetto le caviglie, mi metto la benda e mi ammanetto la mano sinistra alla testiera del letto, poi presa da una fortissima eccitazione mi infilo la mano libera tra le gambe e mi lascio andare, voglio prendermi un anticipo prima del suo arrivo, infine, soddisfatta mi ammanetto la mano libera e mi rilasso nell’ attesa del suo arrivo.
L’ orgasmo che mi sono procurata a fatto il suo effetto, mi sono piacevolmente rilassata ed addormentata, il rumore di una macchina  mi sveglia, sento la portiera chiudersi, dopo pochi secondi il portone d’ ingresso si apre e poi si richiude con un grosso tonfo, sono eccitata, finalmente è arrivato, tra un istante inizierà il mio grandissimo piacere che ho sognato da quando mi sono legata al letto.
Sento una mano scivolare sul mio corpo, carezzando tutti i punti sensibili, cerco di facilitarlo muovendomi leggermente per quanto mi possano permettere i miei legami, sono eccitata, ma ad un tratto capisco che quella mano non è la sua, troppo piccola e troppo delicata, mi irrigidisco, ho paura, ma la mano continua imperterrita ad carezzarmi imperterrita, anche se sono in preda al panico quelle carezze incessanti mi procurano un intenso piacere al quale non riesco a resistere trasformandosi in un orgasmo.
La mano misteriosa dopo avermi portato al piacere estremo si dirige verso la testa e mi toglie delicatamente la maschera, una figura femminile è seduta accanto a me sul letto, non riesco a riconoscerla, non l’ ho mai vista, sono imbarazzatissima, mi sorride e si presenta: “sono la moglie di Davide, ho scoperto la vostra relazione, l’ ho scoperta un giorno per caso usando il suo telefono ed allora ho cercato di capire, l’ ultimo SMS l’ ho inviato io e cosi ho avuto la conferma dei vostri incontri”, rimango inebetita, non sapevo che avesse una moglie, balbetto qualcosa di incomprensibile, non so quale reazione può avere la moglie tradita, è una brutta situazione, legata come sono non posso neanche reagire, cerco di dimenarmi ma è impossibile fuggire, la paura sta prendendo i sopravvento.
Lei sorride e mentre mi carezza dice: “quello che avete fatto non è bello ma posso perdonarvi a patto che tu sia disposta a comportarti allo stesso modo con me”, ho ripreso ha respirare e senza far raffreddare la situazione gli ho chiesto di rimettermi la maschera e darsi da fare che io ero completamente disponibile per ogni suo desiderio.
Ho trovato una nuova amica della quale non riesco più a farne a meno, ho interrotto la relazione con suo marito e l’ ho iniziata con lei ………………………….

23 giugno 2018

Massima sicurezza 2° parte

Avevo cercato, trovato e fatto modificare secondo i miei gusti delle pesanti catene, poi mi ero incatenata nel seminterrato pensando di essere sola in casa ed invece avevo dimenticato che quel pomeriggio insieme al mio compagno dovevamo partire per un week end da molto tempo programmato, Francesco non trovandomi in casa si è messo alla mia ricerca e trovandomi beatamente incatenata nel seminterrato si è arrabbiato moltissimo, a nulla sono valse le scuse per la mia imperdonabile dimenticanza, invece di liberarmi mi ha lasciata incatenata portandosi via l' unica chiave per la mia liberazione, sarebbe partito senza di me e poiché il suo ritorno non sarebbe stato imminente mi ha portato una scatola contenente acqua e cibo che ha deposto sul pavimento poi senza dire una parola se n' è andato chiudendo la porta a chiave.
 La porta che si chiudeva ed il rumore metallico della serratura mi ha riportata alla realtà, istintivamente ho guardato le mie mani incatenate, i miei piedi e soprattutto la grossa catena che pendeva dal pesantissimo collare di metallo chiuso intorno al mio collo che non mi avrebbe mai fatta allontanare dalla prigione in cui mi ero rinchiusa, la gioia ed il divertimento tanto sognato stavano pian piano diminuendo, non riuscivo a pensare a cosa sarebbe successo se il cibo che avevo a disposizione fosse finito prima del ritorno del mio compagno o nella peggiore delle ipotesi non fosse più tornato?
Nessuno sapeva che mi ero incatenata e rinchiusa in quella prigione, era il nostro luogo segreto che solo io ed il mio compagno sapevamo dell' esistenza, era la nostra ma soprattutto la mia stanza del piacere, adesso non riuscivo a farmi coraggio ed il piacere che provavo tutte le volte che mi ero o mi aveva rinchiusa li dentro non riusciva a sovrastare la paura e la depressione.
Avrei voluto liberarmi con ogni mezzo da quelle catene, le controllavo centimetro dopo centimetro alla ricerca di un' imperfezione che mi desse la speranza per improbabile via di fuga, ma le avevo volute grosse, robuste, molto pesanti ed il mio amico aveva fatto un lavoro perfetto, dovevo mettermi l' animo in pace e sperare che il mio compagno ritornasse al più presto.
Il tempo era interminabile, mi concedevo dei piccoli pasti per non finire la scorta troppo velocemente, riuscivo a dormire ed al risveglio le catene mi riportavano alla dura realtà, poi è subentrato un problema gravissimo che non avevo previsto, il mio corpo doveva fare dei bisogni e nella mia cella non era previsto un WC dovevo espletarli per terra, ho cercato di farli più lontano possibile da dove riposavo ma la catena sul mio collo non mi lasciava allontanare molto, in poco tempo tutta la mia cella si è riempita del cattivo odore dei miei escrementi e durante un sonno molto agitato mi sono girata moltissime volte sporcandomi incredibilmente tutto il corpo, non potevo lavarmi per non sprecare quella poca acqua che avevo a disposizione.
Quando finalmente Francesco e tornato, è sceso, ha aperto la porta e vedendo il letamaio in cui avevo ridotto la mia prigione, ha avuto un sussulto come un atto di repulsione è uscito per tornare subito dopo con il tubo per innaffiare il giardino con il quale senza riguardo ha iniziato a spruzzare acqua in tutta la cella, mi ha gettato una spazzola e mi ha ordinato di lavarmi e spazzolare bene tutt' intorno.
Il getto di acqua fredda che si abbatteva sul mio corpo mi metteva un po' di brividi ma anche molta felicita, la mia liberazione si stava avvicinando ed io ero ritornata la schiava felice e devota che ero sempre stata, non ho protestato minimamente per l' acqua troppo fredda ne perché il forte getto mi faceva male alla pelle, ho accettato con devozione e sottomissione tutto ciò che mi ordinava con la speranza di farlo felice.
In un angolo della cella c' era una fogna di scarico che io non avevo visto e tutta l' acqua con i miei escrementi se ne erano andati da li, inoltre con la spazzola avevo pulito tutto il pavimento che adesso sembrava splendere, avevo fatto un buon lavoro ed adesso mi aspettavo una ricompensa che è arrivata prontamente, ha richiuso la porta e mi ha lasciata ancora legata come mi aveva trovata...................... non solo per questo ma....... lo adoro...........

25 maggio 2018

Massima sicurezza

Da quando ho iniziato a navigare in internet la mia vita è cambiata, ho imparato molte cose nuove tra cui molte varianti per i miei giochi preferiti, fare acquisti in maniera semplice, sicura ma soprattutto anonima, sarebbe stato molto complicato per me entrare in un negozio ed acquistare due paia di manette, sono certa che non ne avrei mai avuto il coraggio e se anche l' avessi avuto mi posso immaginare il commesso che mi scruta da capo ai piedi facendosi chissà quali perverse domande sul mio conto, sarebbe stato molto imbarazzante e molto probabilmente sarei scappata dal negozio rossa in volto e senza comprare nulla, invece comodamente seduta in casa, al riparo da sguardi indiscreti posso scegliere tra migliaia di articoli, ordinarli e farmeli spedire a casa in perfetto anonimato, ed è in questo modo che la mia collezione si è incrementata a tal punto che, quando ho il desiderio di legarmi, non ho che l' imbarazzo della scelta su cosa usare.
Stavo cercando qualcosa di estremo, grosso, pesante e della massima sicurezza da cui sarebbe stato veramente impossibile fuggire, da un' accurata ricerca ho trovato un sito che vendeva degli anelli da chiudere su polsi e caviglie in acciaio di grosso spessore e con una serratura magnetica apribile solo con una chiave speciale e dotati di un anello a cui possono essere collegate delle catene, me ne sono innamorato subito e con la mia immaginazione mi sentivo già strettamente incatenata e senza la minima possibilità di fuga, ma non mi piaceva il modo con cui si collegavano le catene, volevo qualcosa di veramente forte e sapevo già come rimediare, cosi dopo attente misurazioni ne ho acquistate due per i polsi, due per le caviglie ed uno per il collo ed ho atteso pazientemente che mi arrivassero a casa.
Appena il corriere mi ha portato il pacco contenente i preziosi anelli, sono corsa subito dal mio amico Carlo e gli ho spiegato come avrei voluto modificarli, volevo che gli anelli fossero collegati tra di loro con una grossa catena, volevo la distanza tra i polsi dieci centimetri, tra le caviglie venti, infine al collare fosse fissata saldamente una lunga catena di circa due metri, mi piaceva che le catene avessero un grosso spessore perché quando le avrei usate volevo sentirne il peso gravare su di me ed immedesimarmi in una carcerata del medioevo e imprigionata come strega, il mio amico è stato ben lieto di aiutarmi ed in un paio di giorni mi avrebbe consegnato le catene modificate come desideravo.
Due giorni dopo mi ha chiamata dicendo che il lavoro era stato eseguito alla perfezione ed era a mia disposizione, sono subito corsa da lui, felice, eccitata ed impaziente di poter usare finalmente quelle splendide catene come mi ero sognata da molto tempo e come di consuetudine prima di consegnarmele ha voluto che le provassi in sua presenza, non ho perso tempo, mi sono immediatamente spogliata e mi sono fatta incatenare dalle sue sapienti mani, erano meravigliose mi calzavano perfettamente e devo dire che aveva fatto un lavoro eccellente proprio come gli avevo ordinato, non c' è stato bisogno di chiedermi nulla, sapevo già come desiderava essere ricompensato, mi sono inginocchiata e l' ho reso felice............
Dopo che mi ha liberato, ho raccolto le catene e le ho messe in una borsa per poterle portare a casa, avevo già in mente dove e come usarle, dovevo solo attendere il momento giusto, nel frattempo, appena giunta a casa, ho messo la chiave di un grosso lucchetto dentro il frizer in modo da inglobarla in un abbondante cubo di ghiaccio ed averlo pronto e disponibile al momento che avessi voluto usarlo, l' occasione giusta è capitata nel fine settimana, ero sola in casa e quello era il momento giusto, ho recuperato dal frizer il cubo di ghiaccio e sono andata a posizionarlo in alto dove, una volta incatenata, non avrei potuto arrivare, dentro quella che sarebbe stata la mia prigione, poi mi sono spogliata ed ho chiuso gli anelli sui miei arti poi il collare sul mio collo, ho messo la chiave magnetica dentro il cassetto della scrivania e raccolta la lunga catena sono scesa nuovamente nel seminterrato, ho infilato il grosso lucchetto nell' ultimo anello della catena e l' ho chiuso su un anello fissato nel muro, ho provato a liberarmi ma era veramente impossibile, ero felicissima le catene pesantissime mi davano un incredibile senso di impotenza e sottomissione, non c' era nessuna possibilità che potessi fuggire, la mi libertà dipendeva solo dal cubetto di ghiaccio che scigliendosi, mi avrebbe permesso di recuperare la chiave per potermi liberare e vista la grossezza del cubetto sarebbe dovuto passare molto tempo prima che si fosse completamente sciolto.
 Erano passate alcune ore da quando mi ero incatenata nello scantinato quando è apparso il mio compagno, era molto arrabbiato e mi ha ricordato che quello stesso giorno saremo dovuti essere in viaggio per quel week end che da molto tempo avevamo prenotato, presa dai miei giochi me ne ero completamente dimenticata, gli ho chiesto scusa pregandolo di liberarmi che mi sarei preparata in pochissimo tempo, era sul punto di farlo ma poi ha cambiato idea ed umore: "sono certo che preferisci restare incatenata piuttosto che venire con me........, oggi sono di buonumore e sono disposto ad accontentarti........" e cosi dicendo ha raccolto il grosso cubetto di ghiaccio è uscito portandolo via e chiudendo a chiave la porta, non sapevo cosa pensare, mi piaceva l' idea di restare incatenata ma non per tutto il week end e questo mi metteva in ansia, ho strattonato le catene senza minimamente riuscire a liberarmi, presa dal rimorso di averlo deluso ho provato a chiamarlo implorandolo di perdonarmi e liberarmi ma non ho ricevuto nessuna risposta, dopo un po' di tempo la porta si è aperta ed allora ho sperato che avesse cambiato idea ed invece dopo aver depositato per terra una scatola mi ha detto: "prevedo che mi assenterò per un lungo periodo ma non per questo voglio chi tu muoia di fame", ed è uscito di nuovo chiudendosi la porta alle spalle.
Avevo voluto portare al limite la mia fantasia incatenandomi con grossissime catene ed immedesimandomi in una schiava ribelle, per la mia esuberanza e voglia irrefrenabile di provare nuove emozioni mi ero dimenticata la cosa più importante, non vivevo da sola e lo avevo fatto arrabbiare ed adesso avrei pagato a caro prezzo quella dimenticanza, non avevo nessuna possibilità di fuggire da quel luogo e le grosse catene tanto desiderate mi davano un senso di oppressione e tristezza, ma non avevo scelta dovevo subire la punizione che mi ero ampiamente meritata.

21 aprile 2018

La gabbia

Questo fine settimana ero stata invitata da Francesca, nella casa di campagna, quando siamo arrivate a messo la sua auto nel garage e per raggiungere l' appartamento siamo passate internamente e subito accanto al garage c' era una stanza senza finestre, dipinta di un colore scuro, sembrava proprio una una cella di una prigione, all' interno, oltre che a numerosi anelli fissati sulle pareti, ho notato una gabbia fatta di sbarre di ferro molto spesso, le ho chiesto a cosa le servisse, mi ha detto che in principio la usava il suo compagno per il suo grosso cane adesso la uso io per i miei giochi, perché trova molto eccitante essere rinchiusa li dentro prendendo il posto del cane.
Ho sorriso pensando a cosa avrei provato se mi avesse concesso di poterla usare chiudendomi dentro, non c' è stato bisogno di chiederglielo perché vista la mia curiosità mi ha invitato ad entrarci dentro, la mia curiosità era tanta ed il suo invito e stato subito recepito, prima di farmi entrare dentro mi ha chiesto di spogliarmi, perché gli abiti sarebbero stati d' intralcio, l' ho fatto con molto entusiasmo rimanendo solo con l' intimo, poi ho aperto il cancelletto e sono entrata, lo spazio a mia disposizione era molto ridotto, stando seduta con la testa toccavo le sbarre superiori ma avevo abbastanza mobilità, Francesca ha chiuso il cancelletto bloccandolo con due lucchetti, ero prigioniera dentro una gabbia dalle dimensioni ridottissime, i miei movimenti erano molto limitati e le grosse sbarre mi davano un senso di prigionia incredibile.
Francesca era molto divertita ed anche molto eccitata, io al contrario dopo un po iniziavo ad essere nervosamente inquieta quelle sbarre chi impedivano i miei movimenti costringendomi ad una posizione insolita mi irritavano molto, ho quindi chiesto alla mia amica di farmi uscire, non ha acconsetito anziché liberarmi se n' è andata chiudendosi alle spalle la porta e lasciandomi sola rinchiusa dentro quella piccolissima gabbia.
Dopo un' ora è tornata, il suo sorriso beffardo non prometteva nulla di buono, invece di liberarmi ha estratto dalla borsa che aveva portato un paio di manette ed obbligandomi di mettere le mie mani dietro la schiena mi ha ammanettata facendo passare la catena delle manette dietro una sbarra in modo da restare incatenata alla gabbia senza potermi muovere, ha preso poi una catena tipo bici, quelle rivestite di plastica con serratura incorporata, me l' ha messa al collo e chiusa ad una sbarra della gabbia, un altre due paia di manette chiuse alle caviglie ed alle sbarre della gabbia in modo da stare con le gambe allargate e per finire si è tolta le mutandine e me le ha infilate in bocca imbavagliandomi poi con le sue calze, chiusa in gabbia legata ed imbavagliata, un lavoro perfetto.
La situazione molto eccitante ed infatti dopo essersene è tornata un po' più tardi con il suo compagno, in preda ad una eccitazione incredibile si e spogliata e sdraiata sulla gabbia per farsi leccare la fica prima e poi scopare a due centimetri dalla mia testa, non avevo mai assistito ad un rapporto di questo genere cosi da vicino e devo dire che mi stavo eccitando anche' io ma non potendomi ne muovere ne toccare mi era molto difficile godere, quando le è venuto dentro, dopo avermi tolto il bavaglio si è messa seduta sopra la mia testa ed ha iniziato a masturbarsi e raccolti con la mano i suoi umori me li ha spalmati sulla faccia facendomi poi leccare le dita, non ho resistito oltre ed ho raggiunto la felicità più e più volte.
E' stata un' avventura magnifica, non avrei mai pensato che essere rinchiusa dentro una gabbia strettissima sarebbe stata cosi eccitante, ma hai miei amici non erano ancora soddisfatti cosi se ne sono andati lasciandomi ancora chiusa e legata dentro la gabbia, solo a tarda sera mi hanno liberato............ è stata una esperienza inaspettata e sconvolgente dalla quale ho goduto in modo veramente incredibile....................

24 marzo 2018

Week end

Ormai è diventata una consuetudine trascorrere il fine settimana nella nostra casa in campagna, il venerdì pomeriggio, lasciato il lavoro ci dirigiamo verso la nostra meta per un piacevole ed rilassante week end.
Questa volta non ero in perfetta forma, avevo trascorso una settimana molto stressante in più la scorsa notte non avevo riposato bene, appena giunti a casa ho cercato subito un modo per rilassarmi e per me il migliore in assoluto è quello di essere rinchiusa e legata nella mia stanza dei giochi, nel seminterrato avevo ricavato un piccolo locale di circa tre metri per due, privo di finestre, con un pavimento in materiale spugnoso simile alla moquette, molto morbido adatto per non sentire il freddo e l' umidità del pavimento, il mio compagno aveva ancorato ad una parete una catena alla quale erano fissati i ceppi per polsi e caviglie, in ferramenta avevo acquistato una serie di lucchetti che si aprivano tutti con la stessa chiave, molto utili quando ho voglia di fare self bondage, basta congelarne una ed il gioco è fatto, ne ho sempre una dentro il frizer in modo da averla sempre disponibile al bisogno.
Scaricate dall' auto le borse con l' occorrente per il fine settimana, ho preso dal frizer il cubetto di ghiaccio e sono scesa subito nel seminterrato ed ho attaccato il cubetto al soffitto dove non potevo raggiungerlo e mi sono incatenata chiudendo con i lucchetti i ceppi sui polsi e le caviglie, ho tirato con tutta la mia forza la catena constatando che era ben fissata al muro, per cui era impossibile fuggire senza prima aver recuperato la chiave, la catena era molto corta ma permetteva di toccare tutte le pareti e la porta ma non di aprirla, per quelli che soffrono di claustrofobia quella situazione sarebbe tremenda, al contrario, per me essere incatenata in quel luogo ristretto ed angusto è molto piacevole e mi eccita molto, lo trovavo talmente rilassante che finisco per addormentarmi profondamente.
Stavo dormendo veramente con gusto e quando il mio compagno mi ha svegliata, non sono riuscita a capire cosa mi chiedesse, ricordo di avergli risposto con un lieve mugolio poi mi sono riaddormentata, non so per quanto tempo ancora ho dormito ma quando mi sono svegliata non riuscivo a capire bene dove mi trovavo, il locale era talmente buio che avevo perso la cognizione del tempo, ho provato a muovermi ma le catene che avevo hai polsi ed alle caviglie me l' hanno impedito, piano piano mi sono resa conto di dove mi trovavo, ricordavo di aver messo un cubetto di ghiaccio attaccato al soffitto con dentro la chiave delle mie catene, poiché non vedevo nulla ho iniziato a tastare per terra per poter individuare la chiave, ma non sono riuscita a trovarla e non ho trovato nemmeno la chiazza di acqua che il ghiaccio sciogliendosi avrebbe dovuto fare sul pavimento, ho pensato che cadendo fosse schizzata in qualche angolo, ho perlustrato attentamente ogni centimetro del pavimento senza nessun risultato, sono arrivata ad un' amara conclusione: quando il mio compagno è venuto per svegliarmi, non ricevendo una risposta soddisfacente, forse si è sentito offeso ed aveva portato via il cubetto con dentro la chiave poi aveva chiuso la porta a chiave lasciandomi rinchiusa ed incatenata dentro la mia prigione.

La mia cella era talmente buia che non riuscivo a capire da quanto tempo mi ero incatenata, non entrava un filo di luce e non si sentiva nessun rumore, la porta che avevo lasciato aperta adesso era chiusa a chiave, ero talmente isolata che il tempo pareva essersi fermato, nonostante questa situazione mi desse un po' di angoscia ma non mi sono persa d' animo ho accarezzato le mie catene e sognato ad occhi aperti scenari fantastici dove mi immedesimavo in una schiava ribelle che il padrone aveva voluto punire.
Quando è venuto a liberarmi il week end era già finito ed era ora di tornare a casa....................

24 febbraio 2018

L' esperimento

Avevo visto su National Geographic un documentario molto interessante, da cui trarre spunto per i miei giochi, un uomo doveva vivere in un locale senza porte ne finestre, con pareti bianchissime, illuminato giorno e notte, il protagonista dopo numerosi giorni passati dentro quel luogo aveva  perso completamente ogni cognizione del tempo.
Avevo subito pensato: "sarebbe meraviglioso poter essere imprigionata in un luogo dove il tempo si ferma e non riesci più a sapere da quanto tempo sei imprigionata e per quanto tempo ancora dovrai aspettare prima di riavere la tua libertà", ero decisa a fare un simile esperimento per provare le stesse emozioni che mi ero immaginata quando avevo guardato quel documentario, avevo il posto adatto e con l' aiuto del mio compagno avrei messo in atto ciò che avevo visto.
Al momento della ristrutturazione della casa avevo fatto costruire nella cantina un locale senza finestre, insonorizzato, isolato termicamente con ricambio di aria costante, pavimentato da materiale speciale in modo da starci comodamente nuda, avevo fatto installare un piccolo WC ed un rubinetto per l' acqua,  un piccolo e comodo lettino, la porta apribile solo dall' esterno che, una volta chiusa faceva il pari con il muro dando l' illusione che non esistesse, tutte le pareti dipinte di un grigio profondo un modo da dare un po' di teatralita a tutto l' ambiente, di lato sulla parete della porta un pulsante per la chiamata di emergenza e sulla parete di fronte alla porta una lunga catena terminante con un collare d' acciaio, era il mio luogo ideale per ripetere l' esperimento.
Al mio compagno avevo spiegato tutto quello che avevo in mente, non era d' accordo ma vedendomi fermamente decisa su ciò che volevo fare ha acconsentito ad aiutarmi mettendo un punto fisso: " per darmi una lezione casomai avessi avuto un ripensamento avrebbe disabilitato il tasto di emergenza per i primi 3 giorni", era un tempo ragionevole, ne lungo ne corto, ma non potevo farlo da sola avevo bisogno del suo aiuto ed il suo aiuto era condizionato da questo, qualcosa dentro mi diceva di rinunciare ma la voglia di essere provare era troppo forte, ci stavo pensando da troppo tempo e rinunciare sarebbe stata una fortissima delusione, anche se, a suo dire, mi sarebbe costato molto sacrificio, ho accettato incondizionatamente.
Alcuni giorni prima dell' inizio ho portato dentro la mia prigione una quantità di cibo che mi sarebbe dovuta bastare per almeno 15 giorni, l' ho messa dentro dei cartoni e posizionati sotto il lettino, dalla mia collezione ho preso una serie di manette combinate con leg irons molto pesanti costituite da bracciali alti 2 centimetri e chiudibili con una chiave speciale che al momento ho messo dentro la cella, infine ho provato l' efficienza del pulsante di emergenza, le luci e la chiusura della porta, tutto era perfetto potevo iniziare.
Il giorno stabilito, siamo scesi nella cantina e davanti a quella che sarebbe stata la mia cella per i prossimi giorni, mi sono spogliata lasciando tutti i vestiti all' esterno, sono entrata, ho raccolto le catene ed ho chiuso a chiave i ceppi sui polsi e sulle caviglie, ho preso il collare e l' ho chiuso sul mio collo, dopo aver controllato che tutte le serrature fossero ben chiuse ho gettato la chiave oltre la porta, il mio compagno che seguiva interessato tutti i preparativi mi ha detto che avevo un' ultima possibilità per rinunciare, ho risposto: "no va tutto bene", è uscito, ha chiuso la porta  le luci si sono abbassate mettendo la cella dove ero rinchiusa in penombra, la mia avventura era iniziata.
Essere rinchiusa nella mia prigione mi rendeva euforica, era come se fossi in un altro mondo, il silenzio era rotto solo dal piacevole tintinnio che le catene facevano quando mi muovevo la luce costante mi allontanava dalla realtà, ero felice e serena e come una bambina mi sono rannicchiata sul lettino e mi sono addormentata.
Nei preparativi avevo dimenticato una cosa importante, mi ero dimenticata di portare qualcosa da fare per passare il tempo, dentro la cella non c' era nulla, solo io, le catene ed un po' di cibo, troppo poco per una lunga permanenza, mi sono agitata sono andata in paranoia, non riuscivo a capire quanto tempo avessi già trascorso, avevo dormito alcune volte ma non riuscivo a quantificarne il tempo, la mia permanenza dentro quel luogo stava diventando impossibile, ho deciso che avrei terminato qui l' esperimento, mi sono diretta verso il pulsante di emergenza pronta a premerlo ma la catena che avevo al collo mi impediva di arrivarci, non capivo perché, prima di iniziare avevo controllato tutto perfettamente e la lunghezza della catena era abbastanza lunga da permettermi di premerlo, ho scorso tutta la catena e mi sono accorta che un lucchetto aveva accorciato la catena di un metro, era stato senza dubbio il mio compagno che per darmi una sonora lezione, senza che me ne accorgessi aveva messo quel maledettissimo lucchetto per impedirmi di usare il pulsante di emergenza.

Ero veramente nei guai, il solo modo di chiedere aiuto era quel pulsante ed io non potevo raggiungerlo, la mia speranza di essere liberata era nelle sue mani, dovevo sperare che avesse un piccolo ripensamento per lo scherzetto che mi aveva fatto e mi liberasse quanto prima.
Dal momento che ho scoperto che non avrei potuto chiedere aiuto, l' eccitazione che avevo all' inizio era scomparsa, adesso ero costantemente agitata e depressa, il luogo dove ero rinchiusa mi stava facendo impazzire, la mancanza di suoni e riferimenti naturali portava all' estremo la mia sopravvivenza, nei pochi momenti in cui riuscivo ad addormentarmi al risveglio avevo perso ancora di più la cognizione del tempo.
Dopo una massacrante attesa, finalmente la porta si è aperta è apparso il mio salvatore: "credo che il tuo esperimento si finito ed è ora che tu torni nella realtà", mi ha liberata dalle catene e mi ha portata in casa, timidamente gli ho chiesto quanto tempo sono rimasta rinchiusa, mi ha risposto tranquillamente: "quindici giorni, credi che possano bastare? ", sono rimasta sbalordita non pensavo cosi tanto........ "sono più che sufficienti e credo che possono bastare...........si possono bastare..............