29 gennaio 2015

097 - Al compleanno di Margherita

Margherita, una mia carissima amica, mi aveva invitata al suo compleanno, non potevo mancare ed in compagnia di Serena mi sono recata a casa sua, c' erano molti invitati alcuni dei quali non li avevo mai visti, ma questo non mi importava, la festa era bellissima e questa era la cosa più importante.
 
Nel bel mezzo della serata Serena mi porta verso un gruppetto di persone perché mi vuole presentare ad un suo amico, la seguo sperando che almeno sia bello e simpatico ed infatti aveva tutti i requisiti che mi aspettavo, faccio subito amicizia, mi piace parlare con lui, entriamo presto in sintonia, cosi, mentre sorseggiamo una bibita ci tiriamo un po' in disparte per continuare la nostra conversazione approfondendo le nostre abitudini ed opinioni, Serena si intromette tra di noi dicendomi di indovinare quale lavoro facesse sicure che ne sarei rimasta entusiasta, lo squadro da capo ai piedi ma non riesco ad indovinare potrebbe fare qualsiasi cosa dal tecnico di computer al farmacista, rinuncio, con un sorriso mi dice: "è un poliziotto, privato, ma sempre poliziotto con pistola e manette......." "meraviglioso" esclamo "non ci avrei mai pensato, anche perché non riesco ad immaginarlo con una divisa" Serena che non riesce mai a stare zitta senza intromettersi gli chiede senza alcun pregiudizio: " ma.........hai con te anche la pistola?", "certo", entrambi molto curiose non ci crediamo e gli chiediamo di farcela vedere, " state certe che ce l' ho ma non posso mostrarvela nel mezzo di una festa solo per soddisfare la vostra curiosità", ha perfettamente ragione ci siamo comportate come due stupide.

Serena nonostante la brutta figura non demorde e vuole una prova tangibile del suo lavoro: "però sono certa che hai con te le manette, quelle credo che ce le puoi far vedere, soprattutto perché la mia amica Ely ha un debole per quei braccialetti, pensa ne è talmente ossessionata che le sogna tutte le notti e sono sicura che le piacerebbe poter avere ammanettata da te",  non riuscivo a capire che cosa avesse in mente, ma ero certa che mi voleva coinvolgere in un suo subdolo gioco di cui io sarei stata la vittima.
Roberto dopo averci guardato sorridente ha detto: " se è questo che desiderate vi accontenterò........." e dalla tasca posteriore dei pantaloni ha estratto un paio di manette che sotto le luci della festa brillavano come stelle, il mio cuore ha iniziato a battere fortissimo, la sola visione di quei meravigliosi oggetti mi eccitava da impazzire quasi come se fosse la prima volta che li vedevo, Serena gliele ha letteralmente stappate di mano e come un fulmine le ha chiuse sui miei polsi ed è stata talmente veloce che il nostro amico non è riuscito a terminare la sua frase che era già troppo tardi: "................. fate attenzione perché al momento non ho con me le chiavi...........e queste senza le loro chiavi non si aprono............".

 Aveva perfettamente ragione, da esperta quale sono ho capito subito che si trattava di manette professionali in purissimo acciaio, impossibili da aprirle senza la loro chiave.
 Serena era felice di aver raggiunto il suo scopo, si è allontanata riversato su di me tutta la colpa dell' accaduto: " eri curiosa di vedere come erano fatte e volevi avere tra le mani, bene adesso che le hai sui polsi dovresti essere soddisfatta e non credo che tu ti possa lamentare, il tuo più grande desiderio è stato esaudito".
 
Quello spettacolino non era passato inosservato dagli ospiti della festa, molti si erano avvicinati per guardare meglio e osservare più da vicino l' evolversi della situazione, in un primo momento mi sono sentita imbarazzata, ammanettata in mezzo a tutta quella gente e con tutti quegli occhi addosso, ma poi disagio è sparito ed è subentrato uno stato di forte eccitazione, avrei passato tutta la serata ammanettata in mezzo a tutti gli ospiti godendo come una pazza, Roberto ha detto di pazientare un po' che sarebbe andato a casa a prendere le chiavi, avrebbe impiegato poco meno di un' ora, allora mi è venuta una splendida idea, gli ho chiesto di portarmi con lui per andare a recuperare le chiavi, quando mai mi sarebbe capitata un' altra occasione di essere ammanettata da un vero poliziotto e portata in giro con la sua macchina come se fossi una vera criminale, era troppo eccitante, ha acconsentito e lasciata la festa gli ho chiesto di sedermi sui sedili posteriori, volevo godermi quel viaggio in tutte le sue sfumature e cosi è stato.

Lungo il tragitto Roberto si è scusato più volte dell' accaduto, l' ho tranquillizzato dicendogli che sono abituata agli scherzi di Serena la quale si diletta a mettermi in situazioni anche molto imbarazzanti e questa era una di quelle, entrati in casa notato un appartamento molto ordinato e carino ho sperato che vivesse da solo, gliel' ho chiesto ed ho avuto la risposta che speravo, è andato a prendere le chiavi nella giacca della divisa, stava per infilare la chiave nel buco della serratura per liberarmi i polsi ma prima che lo facesse l' ho fermato dicendogli: "aspetta non avere fretta............ sono certa che ti piacerà moltissimo.........." mi sono diretta nella sua camera da letto, mi sono sdraiata sul letto e gli ho chiesto di ammanettarmi alle sbarre della testata del letto, è rimasto ammutolito, immobile, non sapeva decidersi, è rimasto a guardarmi per un tempo lunghissimo, poi senza indugiare mi ha liberato dalle manette e dopo avermi fatto passare le mani attraverso le sbarre della testata del letto mi ha ammanettato di nuovo proprio come gli avevo chiesto, poi si è spogliato e.................................................  credo di aver trovato una persona speciale e non credo che me lo lascerò sfuggire per nessuna ragione al mondo.

22 dicembre 2014

096 - Week end con inganno

Il corriere mi aveva portato un pacchetto, sapevo benissimo cosa conteneva, una confezione di ribattini per le mie "catene degli schiavi", l' avevo aperto ed ero intenta a controllare che fossero della misura giusta per le mie catene, suonano alla porta, è Martina che è venuta a trovarmi, la faccio entrare e quando vede tutte quelle catene sparse sul tavolo ne rimane affascinata, la loro pesantezza ed in particolare dal modo in cui si chiudono la eccitano molto, gli spiego che sono simili a quelle usate nei secoli scorsi al tempo degli schiavi, fatte per essere indossate per un lunghissimo periodo, senza la preoccupazione che il prigioniero possa recuperare la chiave e fuggire, messo il ceppo sull' arto e fatte combaciare le due parti si infila un ribattino nel buco e con un martello lo si colpisce sopra in modo da far ingrossare l' altra parte, in questo modo le due parti restano saldamente unite e non è più possibile aprirle se non con attrezzi speciali o tagliando il chiodo che li tiene uniti.

Martina è sempre più eccitata e mi chiede di provarli, le dico che adesso non ho molto tempo perché appena arriva Francesco partiremo per il week end, lei mi chiede di provarli su di me, le piacerebbe moltissimo immedesimarsi in una negriera che sta incatenando la sua schiava, tutte le volte che mi propongono di legarmi non riesco a dire di no e calcolando che Francesco sarebbe arrivato tra un paio d' ore avevo tutto il tempo per accontentare la mia amica e godere un po' nella mia schiavitù, poi appena arrivato mi sarei fatta liberare dalle catene e saremo partiti per il tanto sospirato week end.

Abbiamo preso le catene e siamo andate in garage, ho messo i ceppi sui miei arti infilato il ribattino dentro il buco e Martina con il martello ha provveduto a chiuderli colpendo come una furia i ribattini rendendo le catene irremovibili, era talmente eccitata che sembrava una bimba che ha ricevuto il suo più bel regalo, la stessa cosa ha fatto con il collare, sembrava non avesse mai fatto altro nella sua vita, in pochi attimi mi ha incatenata alla perfezione, adesso ero la sua schiava,  presa in mano la lunga catena che pendeva dal collare mi ha chiesto a cosa serviva,  gli ho detto che andava bloccata allo stesso metodo ad un anello fissato al muro dentro la mia cella situata nel seminterrato, non ha perso tempo e tirandomi per la catena mi ha condotta nel seminterrato e con immenso piacere ha bloccato la catena come gli avevo suggerito, ha controllato tutto minuziosamente e soddisfatta del suo operato, consapevole che non sarei mai potuta fuggire, ha raccolto tutti gli attrezzi utilizzati ed è uscita lasciando la porta aperta.

Ero incatenata nella mia prigione già da alcune ore quando ho sentito il mio compagno rientrare in casa parlare sommesso con la mia amica, ho pensato che Martina gli spiegasse che mi aveva incatenata giù nel seminterrato e lo stavamo aspettando per liberarmi, aspettavo in silenzio e con ansia ma nessuno scendeva, poi ho udito dei rumori inequivocabili che non lasciavano alcun dubbio su casa stessero facendo, i due invece di occuparsi di me stavano scopando senza la pur minima preoccupazione che io li potessi sentire, con mio grande disappunto sono andati avanti per molto tempo, non ero contenta della situazione che si era venuta a creare, sicuramente Martina era venuta a casa mia con l' intento di segregarmi e rendermi inoffensiva per poi fare quello che aveva in mente e ci è riuscita perfettamente, sfruttando le mie debolezze, mi ha messa fuori gioco con l' inganno e questo non mi piaceva.

Mentre rimuginavo sull' accaduto ho sentito dei passi ed ho visto Martina entrare con una scatola e depositarla in terra, poi con un sorriso sarcastico mi ha detto: "Non saprei come fare per liberarti ed il tuo caro compagno non ha nessuna intenzione farlo, mi ha detto che il week end che avete prenotato è già pagato, sarebbe uno spreco rinunciarvi, ma visto che per te sarà impossibile farlo di comune accordo abbiamo deciso che ti lasceremo qui ed io prenderò il tuo posto, nella scatola c' è cibo a sufficienza per cui non morirai di fame..........." è uscita e questa volta ha chiuso la porta a chiave.

Ero furiosa, mi avevano ingannata nel peggiore dei modi, aveva sfruttato la mia debolezza per rinchiudermi ed incatenarmi nella mia prigione in modo da rendermi inoffensiva e prendere il mio posto e questo nonostante la mia indole di schiava docile e remissiva non riuscivo ad accettarlo, nonostante fossi furiosa ed arrabbiatissima dovevo farmene una ragione e per essere liberata dovevo per forza attendere pazientemente il loro ritorno .......................................................

16 ottobre 2014

094 - Una lunga giornata di pioggia

Se c' è una cosa che non sopporto sono le lunghe giornate di pioggia, mi mettono di malumore, ormai sono diversi giorni che non fa altro che cadere acqua dal cielo ed il mio umore è pessimo, sono triste, apatica, indolente, nonostante cerchi in tutti i modi di trovare qualcosa per uscire da questo stato.

Sta piovendo e sono di cattivo umore, per tornare a sorridere ho solo un modo, essere legata e rinchiusa dentro una cella stretta e buia, la mia stanza dei giochi è l' ideale, ricavata nel seminterrato della mia casa al momento della ristrutturazione, ma non posso usarla da sola perché come in tutte le prigioni la porta si chiude solo dall' esterno e rinchiudermi con la porta aperta non mi darebbe nessun piacere, quindi sono obbligata a chiedere aiuto al mio compagno il quale sarà ben lieto di accontentarmi.

Mi chiede quanto tempo desidero restare rinchiusa dentro la mia cella, gli dico che può venire a liberarmi il mattino successivo, sorride facendo un cenno di assenso, allora prendo un po' dei miei giocattoli ed insieme scendiamo nel seminterrato, sulla porta mi da un lungo bacio, entro mentre lui chiude la porta a chiave, sento la serratura scattare e solo questo piccolo rumore mi fa tornare il buonumore, sono rinchiusa tra quattro spesse mura, non ci sono finestre, solo una piccolo punto luce rischiarerà l' interno la mia prigione, non avrò riferimenti temporali, sarà molto difficile rendermi conto del passare del tempo, questo sarà angosciante ma soprattutto molto eccitante.

Dentro la mia cella ho tutto l' occorrente per una lunga detenzione, un lettino, un WC ed un rubinetto con acqua corrente da cui bere, è molto piccola, circa tre metri per tre, sarò in grado di fare solo pochi passi e questa ristrettezza mi piace molto, ma tutto ciò non mi basta, voglio che la mia detenzione sia più restrittiva, prendo i giocattoli che mi sono portata, una serie di manette e catene le cui chiavi sono rimaste volutamente in casa, chiudo un paio di leg irons sulle mie caviglie, poi giro intorno alla mia vita una "Belly Chain"  tiro la catena in modo che sia ben stretta intorno alla mia vita e la fisso facendo passare dentro una maglia l' anello terminale della catena e successivamente un paio di manette dentro l' anello in questo modo quando sarò ammanettata i mie polsi saranno bloccati vicino alla mia vita limitando notevolmente i miei movimenti.

La cella piccola e semibuia con le catene sui miei polsi mi dava un senso di rilassatezza, mi sentivo felice ed appagata, appena stesa sul lettino mi addormento dolcemente e come spesso accade al momento del risveglio, non avendo riferimenti visivi, non riesco a quantificare da quanto tempo sono rinchiusa e non so per quanto ancora resterò dentro quella cella entro in ansia, ma subito reagisco l' incertezza del mio futuro mi provoca una fortissima eccitazione, un immenso stato di piacere, gioco con le mie catene cercando inutilmente un modo per liberarmene,  con estrema calma e tranquillità voglio godendomi attimo per attimo questa meravigliosa detenzione fino al momento in cui sentirò aprire la porta della mia cella.

Non potendo calcolare il tempo, l' attesa del momento fatidico si fa sempre più snervante a tal punto che  nella mia mente si insinuano notevoli dubbi e paure e con il lento trascorrere del tempo aumentano dandomi forti turbamenti,  dal piacere immenso di essere prigioniera del mio padrone alla grande paura di essere dimenticata dentro la mia prigione ed immaginarmi che per qualsiasi causa non possa riacquistare la mia libertà mi fa agitare convulsamente in modo incontrollabile.

Dopo un tempo estremamente lungo di permanenza dentro la mia cella, sento la porta aprirsi ed il mio amato carceriere con il suo bellissimo sorriso dirigersi verso di me: " scusa tesoro ma un piccolo imprevisto mi ha impedito di arrivare puntuale", vederlo mi aveva reso felice ed eccitata, con la sua presenza tutti i miei dubbi erano svaniti, gli ho chiesto di quanto fosse in ritardo, mi ha risposto solo alcune ore, non volevo fargli capire che il suo ritardo mi aveva creato una forte apprensione, cosi mentendo spudoratamente gli ho detto: "il tuo ritardo mi ha eccitato moltissimo, ho sperato che tu mi lasciassi richiusa per molto più tempo, speravo in alcuni giorni........",  non avessi mai pronunciato quelle parole, l' ho visto girarsi, uscire dalla cella e chiudere nuovamente la porta a chiave, ero ancora incatenata e prigioniera dentro la mia cella e chissà per la mia esuberanza quanto ancora sarei rimasta rinchiusa e non credo che dopo quello gli avevo detto avrebbe avuto un ripensamento, ero certa che quella porta non si sarebbe aperta prima di due o tre giorni e sarebbero stati estremamente lunghi.

Questa volta è stato magnanimo, solo dopo un giorno è tornato e mi ha liberata, ma è stato lunghissimo quasi come una settimana...............

20 agosto 2014

092 - Una bottiglia troppo grossa

Ero andata a passare il week end nella nostra casa in campagna, aperta la porta del garage ho notato in mezzo alla stanza una grossa trave di legno che era stata messa, a mia insaputa, dai muratori per sorreggere un travicello che con il tempo si era deteriorato ed era in procinto di cadere, vedendo quella trave messa in verticale e ben salda sul pavimento mi è subito tornato in mente quando da bambina giocando agli indiani con i miei amici venivo legata al palo della tortura, la trave era simile a quella dei miei ricordi e guardandola ho sentito un po' di nostalgia, poiché sarei stata sola per buona parte del week end ho pensato bene di sfruttare quell' occasione e rivivere quel piacevole ricordo.

Ho cercato nel locale un contenitore in cui far congelare all' interno la chiave delle mie manette, ho trovato solo una bottiglia d' acqua da un litro e mezzo, un po' grande, ma presa dall' euforia ho deciso che poteva andare benissimo, cosi ho legato la chiave con una lunga cordicella, l' ho infilata dentro la bottiglia che poi ho riempito d' acqua fino all' orlo e sono corsa a metterla dentro il congelatore, dopo un paio d' ore la bottiglia era un blocco di ghiaccio, il mio gioco poteva iniziare.

Ho preso una coperta e l' ho ripiegata più volte per farci un cuscino sul quale sedere, ho preso la bottiglia con all' interno la chiave congelata e l' ho fissata bene alla gamba di un mobile posto nelle vicinanze, ho steso la cordicella a cui era legata la chiave fino al palo dove mi sarei legata ed avrei potuto facilmente recuperarla quando il ghiaccio sciogliendosi avrebbe liberato la chiave, per rendere più eccitante il mio ruolo di prigioniera ed impedirmi di chiedere aiuto mi sono imbavagliata usando molti strappi di nastro adesivo, ho chiuso le mie caviglie con un bellissimo paio di leg irons, mi sono seduta sulla coperta con le spalle appoggiate alla trave, ho abbracciato la trave e dopo aver controllato che la cordicella fosse alla portata delle mie mani mi sono ammanettata, ho provato una sensazione bellissima, mi sembrava di essere tornata indietro di molti anni e rivivere i momenti in cui giocando i miei amici mi legavano al palo della tortura.

Seduta sul pavimento ed ammanettata con le mani dietro la schiena a quel grosso palo, mi tornavano alla mente tutti quei piacevoli ricordi della mia infanzia quando, per gioco, venivo catturata e legata al palo della tortura, mi piaceva molto essere prigioniera e per non far capire ai miei amici che ne ero felice e contenta, gridavo e li imploravo di liberarmi, avevo imparato che più mi lamentavo e più a lungo mi tenevano legata, gridavo sempre di più ed allora qualcuno mi tappava la bocca con un fazzoletto ed io raggiungevo il massimo godimento, non gli ho mai fatto capire che andavo pazza per quel gioco altrimenti tutto il piacere che provavo sarebbe finito in un attimo.

Immersa nei miei piacevoli ricordi, mi sono accorta che stava calando la sera, cosi ho provato a recuperare la chiave, ho raccolto la cordicella ed ho provato a tirare ma tutto era ancora bloccato dentro al ghiaccio, mi sono girata ed ho guardato la bottiglia e con mia grande meraviglia ho notato che era ancora completamente piena di ghiaccio, per sciogliersi al punto da liberare a chiave ci sarebbe voluto ancora moltissimo tempo, mi sono resa conto che per la mia euforia avevo commesso molti errori e che avrei pagato a caro prezzo.

Non avevo previsto una seconda via di fuga ed il mio compagno sarebbe arrivato solo il giorno successivo, non potevo nemmeno gridare per chiedere aiuto perché mi ero imbavagliata a dovere, ero in un bel pasticcio, agitarmi non sarebbe servito a nulla anzi dovevo mantenere la massima calma per non procurarmi ferite o lesioni ai polsi e le caviglie, un po' amareggiata ho cercato di rilassarmi cercando di pensare solo a cose piacevoli aspettando che il ghiaccio sciogliendosi mi restituisse la chiave per la mia libertà.

Era già notte inoltrata quando ho sentito arrivare una macchina, era il mio compagno che molto probabilmente si era liberato anzitempo dagli impegni e mi aveva raggiunto, ho gioito con la speranza che le mia prigionia fosse finita, l' ho sentito chiamarmi ma non potevo rispondergli per via del bavaglio che mi era messa sulla bocca, poi improvvisamente ho visto la luce accendersi, appena mi ha notata ha sorriso, non si aspettava di trovarmi legata, ha controllato meticolosamente tutti i particolari, l' ho visto allontanarsi per ritornare con un paio di forbici ed in un attimo ha reso a brandelli tutti i miei vestiti lasciandomi completamente nuda.

La vista del mio corpo nudo e legato l' ha eccitato incredibilmente e senza aspettare un attimo si è abbassato i pantaloni ha strappato il bavaglio e me lo ha infilato completamente in bocca, non avrei chiesto niente di meglio ed eccitata forse più di lui ho iniziato a succhiarglielo con grandissimo piacere fino a quando ha riversato sulla mia faccia e sul mio seno tutto il suo squisito nettare.

Pienamente soddisfatto si stava allontanando, con un filo di voce gli ho chiesto di liberarmi, è tornato indietro ha guardato nuovamente la bottiglia ed i legami che mi tenevano prigioniera e rivolgendosi con aria beffarda mi ha detto: "quando hai messo la chiave nella bottiglia e l' hai congelata eri consapevole che sarebbe passato moltissimo tempo prima che tutto quel ghiaccio si sciogliesse, se ti liberassi adesso potrei sconvolgere i tuoi desideri e rimarresti delusa, non faro niente di tutto ciò, resterai legata come avevi programmato" e senza dire altro mi ha rimesso il bavaglio ed è uscito spegnendo la luce e lasciandomi al mio destino.

Sono rimasta un po' delusa, ma in cuor mio ero felice perché mi immaginavo che era stato lui a rapirmi e legarmi e se lui mi voleva legata avrei accettato la sua volontà senza lamentarmi o ribellarmi.
Inutile dire che sono rimasta legata tutta la notte e solo verso meta mattinata ho potuto recuperare la chiave e liberarmi..................

25 luglio 2014

091 - Tre giorni di......................libertà.............. 2° parte


Avevo atteso con ansia il momento in cui sarei rimasta sola per tre giorni, lui si sarebbe assentato per un corso di aggiornamento ed io ne avrei approfittando per eseguire il mio gioco preferito "il self bondage", ma lui aveva scoperto i miei preparativi ed aveva fatto in modo che rimanessi incatenata sostituendo di nascosto l' unico lucchetto che mi avrebbe reso la libertà.

Per questo ero rimasta incatenata senza cibo ne acqua per tutto il tempo che lui si era assentato, avevo sofferto le pene dell' inferno, non riuscivo a capire dove avevo sbagliato, ma poi quando è tornato e si è presentato con il suo sorriso beffardo roteando in mano le chiavi del lucchetto che aveva sostituito ho capito tutto, ero arrabbiatissima per essere stata ingannata, avrei voluto inveire, urlare ed imprecare contro di lui ma non sono riuscita a dirgli nulla, al contrario dopo il primo momento di agitazione mi sono calmata ed in cuor mio l' ho ringraziato per i brividi e le paure che mi aveva fatto provare.

 E' venuto verso di me, ha guardato le catene ed il modo in cui mi ero legata, mi ha chiesto come avrei fatto a liberarmi se lui non avesse sostituito il lucchetto, gli ho risposto che dopo aver recuperato la chiave ed aperto il lucchetto che mi teneva incatenata al muro sarei andata in garage ed avrei usato tutti gli attrezzi necessari e con tutto il tempo a disposizione mi sarei riuscita a liberarmi prima del suo ritorno, ha sorriso: "sono proprio curioso di vedere",  ha aperto il lucchetto e tirandomi per la catena mi ha portata nel garage dove poi l' ha fissata con lo stesso lucchetto alla gamba del grosso tavolo da lavoro: "qui c' è tutto il necessario ma, sono sicuro che senza il mio aiuto non riuscirai a liberarti", e se n' è andato lasciandomi ancora una volta sola ed incatenata.

Adesso, anche se ero incatenata, ero certa di potermi liberarmi come avevo previsto, ho subito preso il martello ed uno scalpello ed ho iniziato a lavorare cercando di rimuovere i ribattini che bloccavano i ceppi, ma quello che avevo calcolato come un semplice gioco si è dimostrato essere un lavoro molto difficoltoso, la corta catena che collegava i polsi mi impediva di operare con tutte e due le mani e nonostante la mia buona volontà dopo aver provato a lungo sono stata costretta a desistere.

Nonostante tutto non volevo arrendermi, cosi ho cercato fra gli attrezzi e trovata una sega per metalli ho iniziato a segare la catena, dopo alcune ore di estenuante lavoro ce l' ho fatta, finalmente ero libera ma non del tutto, adesso dovevo trovare il modo di liberarmi dai ceppi e poiché non volevo darla vinta al mio compagno dovevo cercare un aiuto esterno e solo il mio amico Carlo me lo poteva dare cosi sono salita in casa e l' ho chiamato al telefono spiegandogli cosa volevo, si è dichiarato ben disposto ad aiutarmi e mi ha detto: "vieni a casa mia che ti libero dalle catene", gli ho risposto che oltre che incatenata ero nuda, "è un problema tuo, se vuoi che ti liberi devi venire qui altrimenti...............", non avevo altra scelta, ho preso un plaid me lo sono messo sulle spalle in modo da nascondere sia le catene che la mia nudità, poi sono salita in macchina e guidando con estrema prudenza e molta apprensione sono andata a casa sua.

Quando sono arrivata vedendo come mi ero incatenata mi ha detto: "hai fatto un ottimo lavoro, ma da sola non saresti mai riuscita a liberarti", mi ha portata nella sua officina e prima di iniziare mi ha ricordato i nostri vecchi accordi............... qualsiasi lavoro andava pagato come ben sapevo.
Ho sorriso: "questa volta ti pagherò il doppio.................. prima e dopo................. ", ha annuito ed è stata una bellissima, anzi ...........doppia scopata......................................

25 giugno 2014

090 - Tre giorni di.......... libertà............

Mi aveva detto che la prossima settimana sarebbe stato lontano da casa per tre giorni perché doveva fare un corso di aggiornamento, avrei approfittato della sua lontananza per fare il mio gioco preferito: "self bondage" che sognavo già da molto tempo, cosi mentre lui era a lavorare mi sono recata nella nostra casa in campagna per organizzare nei minimi dettagli quello che avevo in mente.

Per iniziare mi sono procurata un grosso lucchetto la cui chiave dopo averla legata con una lunga cordicella l' ho infilata dentro una bottiglia di plastica da un litro e mezzo e dopo averla riempita di acqua l' ho messa nel frizer per farla congelare, ho portato le mie catene preferite "le catene degli schiavi", in garage ed ho rimosso piccoli residui di ruggine ho lubrificato le cerniere ed ho verificato che  i rivetti per chiuderle fossero della giusta misura ed infine ho posizionato a portata di mano un piccolo incudine ed un martello, li avrei usati per chiuderle saldamente sui miei arti, un ultimo controllo e constatato che tutto fosse in ordine ed perfettamente efficiente sono tornata in città aspettando con ansia la sua partenza.

Il giorno della sua partenza è arrivato, ho lasciato che salisse sul taxi che lo portava in aereoporto ed un attimo dopo sono salita sulla mia auto diretta alla mia casa in campagna per fare ciò che avevo sognato e programmato minuziosamente da molto tempo, appena arrivata sono andata subito a prendere la bottiglia in cui avevo congelato la chiave e l' ho portata nella vecchia stalla poco distante dall' abitazione, l' ho fissata con molti giri di nastro adesivo ad una colonna, poi ho disteso la cordicella che usciva del collo nella direzione di dove mi sarei imprigionata in modo che appena il ghiaccio si fosse sciolto, avrei potuto recuperare agevolmente la chiave per liberarmi.

Sono corsa in garage e mi sono spogliata completamente, ho preso le catene, ho chiuso il primo ceppo sulla mia caviglia sinistra, ho infilato il ribattino nel suo buco e con il martello l' ho schiacciato rendendolo perfettamente bloccato sulla mia caviglia, ho fatto altrettanto con la caviglia destra, poi sono passata ai ceppi dei polsi, qui il lavoro è stato un po' più complicato per via della corta catena che li teneva uniti ma con un po' di pazienza ho completato perfettamente il lavoro, per ultimo il grosso collare da cui partiva la lunga catena che mi avrebbe imprigionata saldamente al muro, ho raccolto la catena che pendeva dal collare, il lucchetto, la cui chiave era congelata nella bottiglia ed a piccoli passi, per quanto mi permettevano le catene, sono tornata nella stalla, dove ho infilato il lucchetto nell' ultima maglia della catena e dopo aver fatto un profondo respiro l' ho bloccato al grosso anello fissato nel muro, ero felice, il mio cuore batteva come impazzito, provavo una gioia incredibile, sarei rimasta prigioniera fino a quando il ghiaccio sciogliendosi mi avrebbe permesso di recuperare la chiave e considerato il quantitativo di acqua congelata dentro la bottiglia sarei rimasta incatenata per un lungo periodo.

Avevo calcolato che il ghiaccio si sarebbe sciolto in circa dieci dodici ore, avrei passato tutta la notte ed un buona parte della mattinata successiva incatenata e senza la più piccola possibilità di fuga, da molto tempo desideravo, questa prigionia, severa e molto restrittiva desideravo immedesimarmi in una schiava ribelle che che doveva essere punita in modo altamente severo e per questo incatenata con grosse catene, immersa nei miei sogni mi sono dolcemente addormentata.
Il mattino successivo sono stata svegliata dai raggi del sole che entravano dentro la mia prigione attraverso una piccola finestra, ho preso il mano la cordicella ed ho provato a recuperare la chiave, ho notato che il ghiaccio ancora non si era sciolto completamente, cosi ho ripreso a navigare con la mia fantasia in un mondo fantastico popolato di schiave incatenate che mi facevano compagnia.

Molte ore più tardi, ho iniziato a sentire un po' di fame e sete cosi ho provato di nuovo ha tirare la cordicella, il ghiaccio si era sciolto completamente cosi ho potuto recuperare facilmente la chiave, mi sarei liberata dalla catena e dopo un' abbondante colazione sarei andata in garage per liberarmi dai ceppi, sapevo che sarebbe stato un lavoro lungo e faticoso ma avevo tutto il tempo necessario per farlo prima che lui tornasse.

Ho infilato la piccola chiave nel lucchetto, è entrata perfettamente ma con mio sommo stupore non faceva scattare la serratura, non riuscivo a capivo perché, eppure l' avevo provata più volte prima di congelarla aprendo e chiudendo il lucchetto per decine di volte ed adesso non riuscivo a darmi una spiegazione plausibile, ho atteso alcuni minuti pensando che fosse stata troppo fredda, poi ho provato e riprovato, tutto inutile, il lucchetto restava inesorabilmente chiuso ed io saldamente incatenata alla parete.

Sono stata presa dal panico, non avevo detto a nessuno dove andavo e cosa avrei fatto e soprattutto, sicura delle mie abilita a liberarmi dale catene e del ghiaccio che si sarebbe assolutamte sciolto, non avevo previsto una seconda via d' uscita ed adesso non sapevo cosa fare, inutile urlare per chiedere aiuto, la casa e isolata e molto distante dal centro abitato, in nessun modo riuscirei a farmi sentire, ero nella disperazione più totale, mi sono agitata in modo convulso, ho tirato e strattonato come se volessi strappare le catene fino a farmi male, ma non sono riuscita a smuoverle di un millimetro, mi ero incatenata troppo bene e solo con un miracolo sarei riuscita ad uscire da quella situazione e tornare libera.

 Tutti i miei dolci pensieri erano scomparsi, adesso ero immersa nel terrore più profondo, maledicevo la mia esuberanza nel voler sempre esagerare e provare sensazioni forti che spesso si rivelano dannose nei miei confronti, man mano che il tempo passava la fame, la sete e la rabbia prendevano il sopravvento portandomi ad uno stato di torpore e rassegnazione, già prevedevo la mia fine ed a nulla serviva sperare che qualcuno sarebbe venuto a liberarmi, maledicevo me stessa per la leggerezza di quello che avevo fatto, affamata ed assetata riuscivo a capire quanto dolore e quante sofferenze avevano provato le schiave che io avevo sempre sognavo e cercato di emulare.

Dopo tre giorni di tristezza e stenti, la porta della stalla si è aperta ed è entrato lui, faceva girare sulla mano un mazzo di chiavi infilate ad un anello e con un sorriso beffardo mi dice: "Nonostante sapessi che sono contrario al self bondage, continui imperterrita a disobbedirmi, quando ho capito cosa avresti fatto in mia assenza ho voluto darti una nuova lezione cosi ho sostituito il lucchetto e per adesso.........." facendo danzare le chiavi davanti al mio volto " .............. ti procurerò un po' di cibo e ti lascerò legata per tutto il tempo che riterrò opportuno............. spero che ti possa servire da ulteriore lezione..............".

Non ho osato aprire bocca ho abbassato la testa in segno di totale obbedienza ed umiltà ed ho aspettato in ginocchio che mi portasse qualcosa da mangiare e.............. solo dopo che se n' era andato mi sono rifocillata...................... la paura era scomparsa, adesso ero talmente felice che avrei accettato di restare incatenata per l' eternità  ........................

22 maggio 2014

089 - Stanchezza

Era un giorno di quelli che aspetti con impazienza ed eccitazione che il tuo compagno ritorni a casa da una lunga giornata di lavoro, avevo impiegato tutto il pomeriggio per essere bella ed eccitante, avevo preparato una cenetta gustosissima e programmato un dopo cena con i fiocchi, ma tutto si è dissolto in un attimo, è rientrato a casa più stanco del solito e molto innervosito per i problemi avuti sul luogo di lavoro.

Nonostante tutto ciò non mi sono persa d' animo ed appena è entrato sotto la doccia, mi sono spogliata e sono entrata anch' io, non ha potuto rifiutare la mia presenza cosi ho iniziato ad insaponarlo e carezzarlo sapientemente nei suoi punti delicati ed in un attimo si è eccitato incredibilmente, allora mi sono inginocchiata tra le sue gambe e gliel' ho preso in bocca succiandolo intensamente con passione ed ardore fino a quando non ha riversato dentro la mia bocca tutto il suo piacere.

Dopo esserci asciugati ci siamo messi a tavola per gustarci la cenetta che gli avevo preparato, poi si è seduto sul divano ed io l' ho seguito adagiandomi su di esso e poggiando la testa tra le sue gambe, mi ha tenuta in quella posizione con la promessa che non avrei fatto nulla se non gustare i suoi odori, sono rimasta immobile per non farmi allontanare da quella bellissima, ma in me era già pronto un piano che non sarebbe stato in grado di rifiutare.

Alla fine del programma che stavamo guardando, siamo andati a letto e lui si è subito addormentato, ho atteso una mezz' ora poi dopo averlo scoperto dai lenzuoli e mi sono posizionata su di lui delicatamente senza svegliarlo ed ho iniziato a carezzargli il suo bellissimo cazzone che, nonostante dormisse profondamente reagiva positivamente alle mie stimolazioni, quando ho ritenuto che fosse pronto mi sono messa a cavalcioni su di lui e mi sono impalata sul suo cazzo che era diventato enorme, solo allora si è svegliato e vista la situazione non ha potuto esimersi e benché non ne avesse molta voglia ha lasciato che continuassi gustandosi fino all' ultimo la mia performance.

Dopo aver riversato dentro di me la sua ultima goccia, dopo un attimo di relax, mi ha presa in braccio e mi ha portata nel seminterrato e mi ha deposto delicatamente dentro la nostra "stanza dei giochi" dopo di che è uscito chiudendo la porta a chiave, vista la mia esuberanza quello era l' unico modo per poter riposare in pace.

Essere rinchiusa dentro la mia prigione mi piaceva moltissimo, mi eccitava e mi rilassava ma per il mio piacere mancava qualcosa, ho trovato le chiavi delle catene che avevamo lasciato per terra l' ultima volta che avevamo giocato, cosi mi sono incatenata mani e piedi alla lunga catena fissata al muro, poi ho deposto le chiavi per terra nelle vicinanze e felicemente mi sono addormentata.

Sono stata svegliata con dei lievi calcetti ed aperti gli occhi ho visto il mio compagno con un vassoio in mano: "buon giorno, ti ho portato la colazione, non posso farla con te perché devo andare a lavorare prima, tu fai con calma, ci vediamo stasera.......", a deposto il vassoio per terra e poi è uscito lasciando la porta socchiusa, "che pensiero gentile" ho pensato ed ho continuato nel mio dolce dormiveglia, molto più tardi, completamente sveglia ho fatto colazione.

Ero pronta per iniziare una nuova giornata, ho cercato le chiavi per liberarmi, ma con mia grande sorpresa non erano più dove le avevo lasciata, ho rovistato tutto intorno a me ma delle chiavi non vi era traccia, le aveva portate via lui quando mi aveva portato la colazione, mi sono alterata, arrabbiata, ho anche imprecato ma non c' era nulla da fare, avrei dovuto rimandare tutti i miei progetti e restarmene incatenata fino al suo ritorno, in questo modo mi avrebbe fatto pagare la mia esuberanza della sera precedente, non c' è che dire, alla fine la punizione me l' ero meritata, ma allo stesso tempo sarebbe stata molto piacevole.........................